Zen Rinzai

 

 

Siamo una comunità di entusiasti del Dharma provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. Siamo accomunati dalla passione per la Meditazione, ci ha sorpreso la forza e la qualità che la Meditazione porta nella nostra vita. L’insegnamento dello Zen è estremamente diretto e va alla radice dell’esperienza della realtà – quindi della percezione – riuscendo a indicare con metodi pratici una possibile esperienza del senso delle cose, della vita, della realizzazione umana.

Lo Zen della scuola Rinzai è la fucina dalla quale proviene il nostro lignaggio. Essendo nati in Occidente abbiamo un approccio allo Zen che rispecchia i nostri tempi e la nostra cultura, ma dove l’essenza di questa disciplina è realizzata con gioia, grande intensità e senza deroghe.

Per esperienza sappiamo che chi confonde “serietà” con “seriosità”, ovvero “intensità spirituale” con “repressione” non apprezzerà il nostro modo di praticare il Dharma. I nostri incontri sono molto intensi e disciplinati ma allegri e gioiosi. Ci spiace per gli esotisti che cercano la diversità distante per prendere fiato, ma noi siamo davvero occidentali e italiani.

Una caratteristica del buddhismo di origine centroasiatica, e quindi dello zen, è la totale mancanza del concetto di conversione. Quindi noi non chiediamo di diventare buddhisti perché per noi nessuno si macchia delle sue frequentazioni e quindi nessuno “appartiene” a una qualsivoglia religione ma, semmai, ne frequenta meritevolmente l’insegnamento. Allorché, se gli piace, può sentirsi e dirsi buddhista.

“Il Tempio” è la nostra vita indaffarata dove viviamo in ogni istante, dove ogni situazione è volta alla realizzazione dell’illuminazione, inevitabilmente assieme a tutti gl’esseri.

Sappiamo bene come ogni rappresentazione possa essere solo una finzione o un metodo; quando ciò viene compreso, vissuto davvero - e solo così “superato” - si denuda da sé e si realizza l’illuminazione.

La nostra attività primaria riguarda la realizzazione dell’illuminazione grazie ai ritiri-sesshin e alle nostre meditazioni di gruppo.

Prima di costruire il Tempio fisico costruiamo il Tempio della Comunità-Sangha, cioè la piena condivisione umana della nostra forza realizzativa; in questo tempo è necessario ricostruire questa pienezza aiutandoci anche in una crescita personale.

 

ATTIVITA’

a) la prima attività è la crescita personale ovvero l’educazione permanente dei praticanti, coltivata dagli stessi e anche grazie a un consiglio condiviso o individuale che aiuti il praticante a risolvere le questioni inerenti la vita contemporanea. A questo scopo abbiamo nel nostro Sangha vari esperti in diverse discipline capaci di dare consiglio

b) le attività comunitarie propriamente dharmiche di pratica meditativa collettiva, di celebrazione e di vita comunitaria fra cui 1) le ordinazioni a monaco/monaca secondo la tradizione di Seicho 2) e infine il riconoscimento di rango di Maestro di Meditazione 3) e di Maestro di Dharma alla fine della serie dei koan tradizionali

c) le attività sociali ovvero di beneficenza in collaborazione con istituzioni e altre associazioni

 

La pratica meditativa collettiva si compone in serate di Meditazione e mensilmente di una sesshin, che è un ritiro che può durare 7 ore [sesshin da settembre a maggio], due giorni [sesshin di giugno] o tre giorni [sesshin di luglio e agosto].

Durante la sesshin i praticanti che hanno già svolto alcuni mesi di meditazione possono richiedere il koan e quindi intraprenderne il percorso, che è una tipica prerogativa della scuola rinzai di zen utile a permettere all’Allievo una crescita umana oltre che infinite occasioni di comprensione del Dharma e dell’inveramento del risveglio; i koan sono domande o casi che il Maestro propone all’Allievo, dove il compito dell’allievo non è di “risolvere l’indovinello” ma di riuscire a metabolizzare la questione, in alcuni casi a respirarla attraverso i diecimila pori del suo corpo, per dare un risposta dove il soggetto che risponde fa la differenza. Da questo si capisce come la via dei koan sia in sé un approccio yoghico ma come anche presupponga la coltivazione di un ascolto attento all’uso delle energie; questo anticamente era il senso di Naikan, alchimia interna (cin. Naidan), insegnato dal primo al quinto patriarca cinese - quindi da Bodhidharma fino a Hungjen - poi ripreso da Puhua al tempo di Rinzai, quindi di nuovo presentato da Hakuin e poi un secolo fa da Kawaguchi Ekai. Il nostro lignaggio discende direttamente da tutti questi Maestri.

Un altro strumento tipico della via zen è la meditazione seduta – lo zazen – che incoraggiamo a praticare nella totale intensità che è propria ad ogni istante di sincera vita e pratica spirituale. Lo zazen è la radice dell’esistenza riconosciuta dal silenzio, ed è il riconoscimento del tuffo immediato che comporta il rinvenimento dell’illuminazione che ci è innata.

L’aspra insistenza nella pratica dello zazen fu, nei secoli passati, una prova/lasciapassare utile in tempi di più forza e coraggio ma minore cultura e sensibilità per focalizzare definitivamente i praticanti sulla percezione del silenzio/vuoto e dell’origine/illuminazione. Grazie ai koan, allo zazen, al naikan e agli stimoli dati dal Maestro, non si ha – oggi – alcun bisogno di una intensità reiterata quanto piuttosto di una intensità ritrovata e riconfermata essendo coltivata in essenza, senza il bisogno di ripeterne ogni momento la forma esterna. Del resto, col vaglio dei koan, si è portati ancora di più in questo rinvenimento senza più dubbio e cogli esercizi di naikan si conferma nella comprensione della forza da coltivare necessariamente, sinceramente – ma dinamicamente - per realizzare l’illuminazione.

L’occidente filosofico, immensamente creativo fino all’iperattività ha una rispondenza, eccome, anche nel buddhismo, qualora si sia capaci di ritrovare in questa religione ricchissima gli strumenti adatti.